|
|
Idee > Discussioni > Lo stato delle libertà civili | |||||||||||||
|
||||||||||||||
|
![]() |
|||||||||||||
|
I fatti Il 17 settembre 2005 un giornale danese (Politiken) pubblica un articolo in cui si discutono le difficoltà incontrate da una scrittrice di libri per bambini nel trovare un illustratore per il suo libro sulla vita del profeta Maometto. Influenzati dall’assassinio di Theo van Gogh e dal pestaggio all’Università di Copenhagen di un professore che faceva letture del Corano ai non musulmani, molti avevano declinato l’offerta e l’articolo denunciava i casi sempre più frequenti di autocensura su questioni relative all’Islam. Il 30 settembre, in risposta all’articolo del Politiker, il quotidiano Jillands Posten pubblica 12 vignette raffiguranti il profeta accompagnate dal seguente commento: “Alcuni musulmani rifiutano la società moderna, secolare. Rivendicano uno statuto speciale, insistendo che vengano tenuti in considerazione i loro sentimenti religiosi. Ma questo è incompatibile con la democrazia contemporanea e con la libertà di parola, per cui bisogna essere disposti a sopportare insulti, prese in giro e satire. Non sempre questo è un bello spettacolo e non vuol dire che si debbano prendere in giro i sentimenti religiosi a tutti i costi, ma questo non è qui il problema principale (…) siamo su un piano inclinato dove non si sa dove si finirà con l’autocensura. Per questa ragione abbiamo invitato alcuni vignettisti danesi a disegnare Maometto così come se lo immaginano”. Su 40 disegnatori, 12 rispondono all’appello, alcuni intervenendo anche nel dibattito sull’autocensura. Il 12 ottobre 2005 undici ambasciatori islamici, in risposta a petizioni ricevute da Imam danesi, chiedono udienza al Primo Ministro denunciando quattro incidenti, tra cui quello delle vignette, che a loro avviso mostrano l'esistenza una campagna antiislamica. Il 27 ottobre, appellandosi a un comma del Codice Penale Danese che proibisce di turbare l’ordine pubblico insultando o ridicolizzando pubblicamente i dogmi delle comunità religiose riconosciute in territorio danese (un comma mai più richiamato dopo il 1938), alcune organizzazioni musulmane sporgono denuncia contro il giornale. Il 6 gennaio il Tribunale conclude che le vignette non costituiscono una infrazione penale, sostenendo che, nel valutare cosa è offensivo, bisogna anche tener conto della libertà di stampa. In risposta alle proteste di gruppi di musulmani danesi, il Jillands Posten pubblica due lettere aperte (in danese, arabo e, la seconda anche in inglese), nella seconda delle quali (30 gennaio 2006) si scusa con i musulmani che si sono sentiti insultati dalle vignette, pur ribadendo di non ritenerle offensive. A questo punto, non soddisfatti delle risposte del quotidiano e del tribunale, Imam e gruppi musulmani stilano un dossier di 43 pagine contenente vari documenti (lettere di denuncia di comportamenti antiislamici, articoli, immagini ) - non tutti autentici e non tutti attendibili, almeno secondo le indagini della BBC. A questo punto inizia il viaggio di alcuni Imam in Medioriente, in cerca di sostegno. Le lettere di denuncia contenute nel dossier sono per lo più lettere “diplomatiche” e rispettose, che diventano più aggressive e anche meno attendibili con il passare del tempo. Nel frattempo (tra ottobre e gennaio) i giornali di tutto il mondo reagiscono diversamente: alcuni ripubblicano le vignette (soprattutto in Europa), altri no (soprattutto la stampa del Regno Unito e i maggiori giornali americani). Tra ottobre 2005 e la fine di gennaio 2006, alcuni giornalisti occidentali vengono licenziati, in Medioriente e in Cina alcuni giornali vengono chiusi o sospesi e alcuni giornalisti arrestati o licenziati. Il sito Interights (http://www.interights.org/page.php?dir=Publication&page;=wingrove.php ) contiene un reportage completo sulle leggi e la giurisprudenza relative alla blasfemia e l’insulto alla religione in vari paesi occidentali, da cui risulta che di fatto si tratta di “reati” quasi mai perseguiti benché da questo stesso dossier risulti anche che in Danimarca i casi di blasfemia e insulto alla religione (anche cattolica) sono piuttosto frequenti (il più noto è quello di un film e un quadro che riproducevano Gesù impegnato in atti sessuali, senza che il fatto abbia costituito un reato penale). Per quel che riguarda la tradizione islamica, il Corano condanna l’idolatria, ma non condanna esplicitamente la raffigurazione di temi o figure sacre (compreso il profeta Maometto). In compenso, la mancanza di rispetto all’Islam e al Profeta è considerata blasfema e sacrilega e la blasfemia è vista come apostasia, un reato che per molti musulmani è punibile con la morte. Così, dalle difficoltà di una scrittrice di libri per bambini nel trovare un illustratore per il suo libro sulla vita del profeta vita, si è generata una crisi internazionale che è costata la vita a più di una sessantina di persone. (nel sito http://www.cartoonbodycount.com/ c'è un aggiornamento quotidiano del numero delle vittime) I problemi Le proteste che tuttora dilagano in mezzo mondo in seguito alla pubblicazione delle famigerate vignette del Jyllands-Posten lasciano, francamente, stupefatti. Allo stesso tempo ci mettono di fronte a una sensibilità evidentemente molto diversa dalla nostra, che ci obbliga a interrogarci su una serie di vecchi problemi teorici relativi da un lato alla tolleranza, dall’altro alla libertà di stampa - e alle libertà civili in generale - che fino a poco tempo fa si discutevano un po’ accademicamente sulle riviste scientifiche e che ora sono diventati, in modo abbastanza drammatico, temi scottanti della nostra vita quotidiana. Di seguito, alcuni links di documentazione sul caso e di commento sui giornali. Il Guardian, in particolare, ha dedicato al problema un dossier che raccoglie vari interventi, tra cui un interessante commento di Ronald Dworkin. Al di là delle vignette, stiamo assistendo a una serie di restrizioni, su vari fronti e per vari motivi, delle libertà civili e a una crescente interferenza dello Stato nella vita dei cittadini su cui mi sembra opportuno aprire una discussione anche di carattere filosofico. |
||||||||||||||
|
||||||||||||||